Ci sono due modi in cui si può parlare di musica.

Si può provare ad essere oggettivi, per quanto questo sia possibile quando si tratta di musica. Si può dire, ad esempio, che una canzone trae ispirazione dalla musica rave anni ’90 (Octo Octa – Imminent Spirit Arrival). O che una canzone incorpora elementi folk con i campionamenti ambientali e  l’elettronica (Jon Hopkins e King Creosote – John Taylor’s Month Away). O, ancora, che una canzone unisce il mondo della drum’n’bass alla sperimentazione IDM (Aphex Twin – 4). O, per fare un ultimo esempio, che una canzone presenta un’atmosfera cupa, ossessiva o paranoica (Radiohead – Kid A).

Ma, all’altra estremità dello spettro di oggettività, la musica parla soprattutto di noi e della nostra storia. Si può dire, allora, che una canzone ci rimanda quell’estate di due anni fa e a tutte le cose che sono successe (Jolie Holland – Alley Flowers). Oppure che una canzone ci ricorda le mattine in corriera durante il primo anno delle superiori, quando avevamo a sensazione che ogni cosa stesse condensandosi in nuove forme, totalmente fuori dal nostro controllo (Alt J – Matilda). Infine, potremmo dire che un particolare disco ci ricorda un periodo fondamentale della nostra vita, in cui ogni cosa è cambiata per sempre (Four Tet – Rounds).

L’idea di Fu-Inlè era proprio quella di unire questi due approcci. Ogni giovedì alle 22.00 ho provato a raccontare delle canzoni, la loro importanza, il filo conduttore che le legava insieme. Ho provato, anche, a far passare l’idea che quelle canzoni erano mie – e poi nostre –, nel senso che parlavano di me, della mia storia e di quello che ero e sono. Non ci sono sempre riuscito, ma ci ho provato. E, alla fine, resta sempre la musica.

Buon ascolto da Lorenzo

P.S. Potete recuperare tutta la musica con delle playlist su Spotify. Basta cercare “Fu-Inlè – Metaradio” per tutte le canzoni di cui abbiamo parlato nel coso delle puntate. Nella sezione “playlist” del sito di MetaRadio ci sono tutte le altre.